Fotologica è uno spazio in cui l’immagine diventa cultura, ricerca e confronto.


Da oltre vent’anni coltiva la cultura fotografica attraverso formazione, ricerca, progetti e incontri. Nata a Padova e oggi a Verona, ha accompagnato più di 8.000 persone nel loro percorso dentro la fotografia: non solo per imparare a usare una macchina fotografica, ma per sviluppare uno sguardo, costruire un linguaggio, trovare un modo personale di raccontare il mondo.

Fotologica è una scuola, ma anche uno spazio di ricerca e produzione.
È il luogo in cui nascono progetti, mostre e lavori realizzati nei laboratori e nelle masterclass.
È un punto d’incontro con fotografi, autori e protagonisti internazionali dell’immagine, attraverso talk, eventi e momenti di confronto.

Ed è anche un luogo che non ha una sola sede: vive a Verona e online, su fotologica.online, dove la fotografia viene raccontata, osservata e discussa da chi la pratica ogni giorno.

Perché fotografare, prima ancora che fare fotografie, significa imparare a guardare.

marco monari

Nato a Brescia nel 1972, fotografa dall’infanzia e trasforma presto la passione in mestiere. Dopo gli studi di Psicologia a Padova alterna reportage e fotografia professionale, affiancando ripresa e stampa in bianco e nero. Per dieci anni lavora al DAMS di Padova come tecnico di Storia e tecnica della fotografia e fonda la scuola PH, che diventa punto di riferimento in città. Nel 2014 si trasferisce a Verona e crea Verona Fotografia, formando oltre duemila persone e sviluppando progetti culturali in collaborazione con enti e aziende del territorio. Dal 2025 dà vita a Fotologica, nuova scuola dedicata alla riflessione e alla sperimentazione sull’immagine.

monny horiz
pais horiz

silvia pais de gabriel

Nata tra le Dolomiti, Silvia si forma tra lingue, illustrazione e design, per poi approdare alla fotografia. Dal 2019 collabora con Verona Fotografia, diventandone una figura chiave come fotografa e designer. Ha esposto in diverse mostre e oggi porta la sua esperienza e sensibilità nel nuovo progetto Fotologica.

luana de bernardo

Agordina di origine e veronese d’adozione, Luana De Bernardo unisce la passione per la fotografia al mondo della comunicazione digitale. Dopo gli studi in ambito linguistico e comunicativo, lavora come social media manager, collaborando con diverse realtà veronesi nel settore della comunicazione visiva.
Si occupa di fotografia, videomaking e strategie di comunicazione online, ambiti in cui le piace sperimentare nuove forme di racconto e linguaggio visivo.
Dal 2025 fa parte del nuovo progetto di Fotologica, dove contribuisce alla formazione di uno sguardo contemporaneo sulla fotografia.

lua horiz

Il manifesto di Fotologica

La fotografia non è nata con la pellicola.
È nata prima.
Quando un raggio di luce attraversa un foro e proietta la realtà su una superficie.
Un’immagine capovolta, rovesciata, silenziosa.
Il cono ottico della camera obscura — usata già nel Rinascimento e da Canaletto — è il primo gesto fotografico della storia.
Un dispositivo che non cattura, ma osserva.
Che non crea, ma rivela.
L’immagine non è ancora fissa.
È una presenza fantasma, effimera, fatta di luce.
E proprio per questo, potentissima.
È esperienza della luce che disegna.
Quando l’uomo impara a fissare quell’immagine sulla materia sensibile si compie il passaggio cruciale: da visione temporanea a presenza permanente.
Da fenomeno ottico a memoria tangibile.
Nasce il pensiero fotografico.
Questo pensiero si è registrato su infinite superfici: rame, vetro, carta, polietilene ed emulsioni diverse, sensori e schede.
Questo pensiero ci ha accompagnato quasi due secoli.
Oggi le immagini possono persino nascere senza incontrare la luce, senza un obiettivo, senza uno sguardo.
Possono semplicemente essere generate da un calcolo informatico.
Quando è nata dunque la fotografia?
È molto semplice. Nel futuro. Non appartiene al suo tempo, lo divora.
Nel 1970 Italo Calvino scriveva “fotograferemo tutto e saremo incapaci di ricordare ciò che davvero conta”.
Fotologica nasce per interrogare l’immagine, qualunque essa sia.
Siamo scuola, laboratorio, esperienza visiva, divertimento e riflessione insieme.
Per questo il nostro segno è la visione di un un cono, forma geometrica per suggerire diverse direzioni allo sguardo.
Non ci interessa giudicare cosa sia fotografabile.
Non abbiamo dogmi da imporre.
Vogliamo soltanto condividere un gesto: imparare a vedere, prima di trasformare la visione in immagine.
Non serve fotografare, serve vedere.